Cosa rischi se vendi in modo professionale su eBay senza partita IVA?

Una delle domande più frequenti dei neofiti è se è possibile vendere su eBay senza partita IVA. Avevo già affrontato una parte del complesso argomento fiscale in QUESTO articolo, dove ho spiegato le principali differenze dei regimi fiscali presenti in Italia. QUI invece ho spiegato quando è necessario aprire la partita IVA.

La risposta alla domanda più gettonata in realtà dovrebbe essere data anche dal buon senso: se vendo in modo occasionale quello che ho in cantina, sicuramente non posso essere considerato un venditore professionale. Se invece la mia attività è continuativa, organizzata (ad esempio compro stock da rivendere) inutile nascondersi: stiamo svolgendo un’attività di commercio a tutti gli effetti.

Ma quali sono le probabilità che un venditore venga sottoposto ad accertamento fiscale?

Non è così improbabile come si pensa. Il “figurati se mi beccano” è ormai un lontano miraggio, soprattutto perché ormai è possibile per gli enti di controllo, effettuare verifiche incrociate tra banche, spese e attività finanziarie. E’ lecito? Assolutamente sì.

Con la sentenza n. 26987/2019 la Corte di Cassazione ha autorizzato un accertamento della Guardia di Finanza dopo aver acquisito l’elenco delle operazioni commerciali fornite da eBay di un presunto evasore fiscale. Dalle indagini infatti, i dati forniti da eBay sono stati considerati leciti e utilizzabili per effettuare le verifiche in merito. L’omessa dichiarazione, per il contribuente, ha comportato l’applicazione di un accertamento induttivo, basato sui dati e le notizie forniti da eBay alle Fiamme Gialle. Questo tipo di controllo, in prima battuta, non è gravissimo: si basa su presunzioni “non gravi, non precise e non concordanti”.

Nel caso finito all’attenzione della Corte di Cassazione, la Guardia di Finanza ha acquisito dal eBay i dati relativi alle vendite effettuate dal presunto evasore nel corso di cinque anni. Si presume infatti che tutte le vendite effettuate sul marketplace, a cui poi sono seguiti il pagamento e la spedizione, siano derivanti da un’attività d’impresa. Questa è soggetta a obblighi di certificazione dei corrispettivi, tasse e IVA.

Cosa rischio se “mi beccano”?

Presumiamo sempre che tu sia in buona fede. Un collezionista accanito, con un numero di pezzi considerevole che a un certo punto decide di vendere tutto. Se la tua attività su eBay insospettisce gli organi di controllo (come Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza), sarai tu a dover fornire prova contraria. Nel caso studio infatti, il contribuente fu messo in condizione di contestare in modo specifico ogni singola transazione. Ma questa operazione non è per nulla semplice. Ma quante possibilità ci sono che un collezionista “onesto” riesca a generare una continuità e un reddito tale da allertare le autorità? Francamente penso davvero poche.

E’ quando la mole di vendite è elevata, i redditi generati cominciano a diventare importanti, è lì che si corrono seri rischi. Anche perché è davvero complicato riuscire a provare che non si sta conducendo un’attività imprenditoriale… già comprare per rivendere è il punto di non ritorno, l’attività che segna la “ regolarità, sistematicità e ripetitività, una pluralità di atti economici coordinati e finalizzati al conseguimento di uno scopo”. Quello di guadagnare, appunto.

Le multe per la mancata dichiarazione dei redditi derivanti da attività di commercio sono importanti: in caso di accertamento induttivo le sanzioni vanno dal 120% al 140% della maggiore imposta dovuta a non versata, a cui bisogna sommare le multe legate al mancato versamento dell’IVA e IRAP. Inoltre, se si decide di andare davanti a un giudice, i costi di un contenzioso e legali non sono per nulla economiche…

Ma quindi devo aprire partita IVA da subito?

Non necessariamente. Molti neofiti esprimono la volontà di voler provare, “vedere come va”, prima di imbarcarsi nei costi di una partita IVA. Esiste un modo legale per fare questo, entro ovviamente determinati limiti imposti dalla legge. Innanzitutto tutti i proventi delle vendite devono essere riportate nella dichiarazione dei redditi tutte le volte che viene realizzato un utile: ho comprato a 100, rivendo a 150 i 50 euro dovranno essere dichiarati al Fisco. E’ inoltre necessario produrre un documento che certifichi l’incasso, una ricevuta, che riporta i seguenti dati:

  • i dati del cedente (nome, cognome,  codice fiscale ed eventualmente l’indirizzo);
  • i dati dell’acquirente (nome e cognome nel caso in cui l’acquirente sia un soggetto privato, la ragione sociale nel caso di società);
  • la descrizione del bene venduto;
  • l’importo percepito;
  • l’indicazione che trattasi di “corrispettivo relativo alla cessione di beni compiuta quale attività commerciale occasionale di cui all’art. 67 lett. i) del D.P.R. n. 917/1986”;
  • la data e firma del cedente che rilascia la ricevuta.

Se l’importo della ricevuta è maggiore o uguale ad euro 77,47 è necessario apporre all’ originale del documento una marca da bollo da 2 euro. Sarà poi il commercialista a dichiarare questi importi nella sezione “redditi diversi” del nostro 730 o Modello Unico.

Insomma, se vuoi iniziare la tua attività su eBay in modo professionale, non scoraggiarti e soprattutto non fare il furbo: in alcuni casi forse è meglio rivolgersi a un dottore commercialista che saprà sicuramente indirizzarti nella maniera migliore senza correre rischi inutili.

Un saluto da Max!

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1 Comment

  • Maurizio
    Posted 15 Gennaio 2022 08:48 0Likes

    Ottimo consiglio, bisogna riuscire ad affermarsi in questi tempi di pantemia dove tutto è più complicato , speriamo bene per tutti che la situazione possa sbloccare l’economia

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